19/10/14

Social (Net)Work Diarrea


Catfood Pruzzo mi telefona ancora, anche se non ci frequentiamo assiduamente da qualche anno. Ho sempre pensato che Catfood Pruzzo fosse una testa di cazzo. Non lo nego, lo penso di molte persone. È un mio diritto, un mio inalienabile diritto.
Catfood Pruzzo ha sempre un fare antagonistico. Non si sa bene contro chi e a che pro. Parla per slogan populisti. Pare che abbia sempre una bandiera in mano o in culo. Ce l'ha sempre con la polizia. Non perde occasione per accanirsi contro gli “sbirri”, colpevoli secondo lui di buona parte delle nequizie della società. Prende da You Tube manciate di video su scontri di piazza e li passa sui social network, infarcendoli di provocatorie (secondo lui) constatazioni e, appunto, di populistici inviti ad una generica ed anarchica rivolta contro le divise.
Poi gli piace citare massime di letterati non allineati, che trova meticolosamente su wikiquote.
Infine, se si innamora, comincia a smielare con continue allusioni ad un “tu” romantico che mi provoca il mal di pancia.
“Tu che sei la colomba fosforescente dell'alba”
“Eri ovunque, ma mi mancavi comunque, ed ho pianto senza piangere”
Ma mettiti un po' di rossetto e sparati una sega, coglione.
Anche oggi ce l'ha con la polizia e mi dice qualcosa a proposito degli scontri di Bologna tra celerini e antagonisti. Spengo subito i suoi ardori, con me certi discorsi non prendono piede. Non mi fanno impressione le citazioni, i motteggi e gli atteggiamenti da Masaniello. Non mi piacciono quelli che tirano vernice e pietre contro gli agenti, e questo non mi qualificherebbe, agli occhi di una persona minimamente intelligente, come un fascista.
Lo so che sotto sotto lo pensa, che io sia un po' fascista. Ed esplora, indaga, sperando in uno scontro ideologico al quale non mi presterò. Non ho tempo da perdere con queste mattane da ragazzini. Libero di pensare quel che vuole.
“Credono di poter fare quello che vogliono, bastardi... ma il popolo è forte”, mi squaderna.
“Sicuro”
“Luca, se li lasciamo fare ci mangeranno l'anima”, mi ammonisce.
“Dici?”
“Sono anni che ce lo mettono in culo, ladri”
Ma chi? Chi? Chi sono questi ladri? Di che entità si parla?
“Senti Catfood, scusa ma stavo scrivendo... possiamo risentirci?”
“Stai scrivendo un giallo psicologico?”
Io un giallo psicologico? Questo è veramente idiota.
“Direi di no”
“Mi è piaciuto il tuo primo libro, abbastanza, insomma era divertente. Peccato che ti sei fermato, ma perché?”
“Il lavoro mi ha risucchiato, quel poco di tempo libero che avevo lo passavo a depilarmi i piedi, sai che è un mio vizio, e a testare creme per il pene. Un lavoretto a cottimo per una società tedesca, credo di non avertene mai parlato”
Resta interdetto, ridacchia, poi passa ad un argomento chiave, e cioè la sua storia d'amore. È entrata in scena una nuova donna, ovviamente una pasionaria come piacciono a lui, tutta drammi dello spirito, rigidissime regole morali, una che “ha provato tutto”, una “che una volta è stata anche fermata dalla polizia”, una che ha “lavorato con un gruppo di ex tossici”, una che “vive su una piattaforma ideale”.
Una che “non potrebbe vivere senza la poesia della vita”.
Questa è davvero grande e dovrei segnarmela. Quando si dice che le irrigazioni genitali cacciano il meglio dalle persone. Ma allora è vero, cazzo. Ma è notorio che per noi uomini il pene è il pennello dell'anima, e quando lo intingiamo tutto sembra avvicinarsi, inclusa la poesia.
“Catfood, scusa davvero, dovrei andare”
“Mi raccomando, in culo alla balena per il lavoro, ma mi raccomando, basta multinazionali”
“Catfood, una multinazionale non sa che farsene di tipi come me”
Sento del compiacimento, per qualche secondo anche io entro nell'orbita del suo antagonismo obbligatorio.
E gli scappa la domanda della vita, con enfasi stiracchiata.
“Luca, tu in cosa credi? Rispondi d'impulso, dai”
“Nel rock'n'roll”
“Ah”
“Sì, nel rock'n'roll”
Troppo puerile la mia risposta per uno come lui. Dovevo volare più alto per Catfood Pruzzo. Dovevo essere più ideale e più ribelle. Per lui il rock è una cosa da ragazzi, da poster dei pirati in camera. Lui si è evoluto, sente canzoni di protesta e musica araba, sono cose che lo fanno sentire importante e differente.
Non mi stupisce. Un uomo che parla di grandi ideali e però si commuove per la giustezza dei suoi amori e delle sue idee, un uomo che rende la sua donna una Madonna solo perché accoglie in qualche modo il suo stupido sperma, un uomo così non vale un cazzo.
Ciao Catfood, vessillo sempre dritto, pennone irto e permaloso, stendardo stirato e pacificato sotto il cielo di polistirolo delle coccole appropriate, uno che tifa per le vernice contro i poliziotti e poi, ascoltando un'arpa birmana con la sua Madonna, è capace di sputare poesie sul cielo azzurro, quello in basso e non in alto.

Stamattina il cielo è di un blu equivoco e corruttibile. Come dopo una notte in albergo con una sconosciuta che sai non rivedrai mai più. Blu come tutto quello che non mantiene le promesse e si porta la neve appresso come un testimone di utile gelo, come un divaricatore di fedi imperfette. Cielo blu da cartolina ipocrita, da preghiera confusa e ammansita, cielo blu ideale per leggere un libro di merda sul finto percorso di saggezza di un uomo qualsiasi, un uomo che sostenendo di voler coinvolgere gli altri nel suo mondo continua a suonarsi la sua floscia canzone di autocompiacimento.
Cielo blu che ti insulta se osi rimestare nel fango, perché non si fa, non si porta, non è costruttivo, è respingente. Ma io le fedi migliori le ho sempre trovate nel fango e, forse, negli scarti del buon sentire altrui.

Oggi è domenica. Giornata ideale per scaccolarsi al computer e citare Proust. Lo fanno molte persone che conosco. Si scaccolano e rasentano l'infinito con tutti quei movimenti tesi al consenso, al riconoscimento. Cappuccino, stampa di Klee alla parete, dita nel naso, cazzo con i bigodini e citazione di Proust in attesa dei “mi piace”. Oggi è domenica e ai social network viene la diarrea citazionista, oggi si può volare tra telegrafi e mutande di Dio con qualche bella frase ad effetto e una piccola poesia per un pelo di fica e non per una donna. Gratitudine alle proprie donne perché tengono la fica sotto chiave, fica monogama e devozione come la collanina di coralli comprata sulla spiaggia di Maratea.
Oggi è domenica e stasera tutti a vedere Fazio per capire che libro comprare in settimana, oggi è domenica, calcio e lasagna, la chiavata delle tre e l'aperitivo delle sette, oggi si chiama l'amica tardona, il parente morente, l'ex collega in cattive acque.
Oggi si sgrana la bontà e l'attitudine a rinnovarsi. Oggi il bidet dura tre minuti di più, ci si lava anche la zona dentro, si ha più tempo. Oggi si può cercare di consolidare il fatto di trovarsi interessanti; oggi è obbligatorio capire se anche gli altri ci trovano interessanti come noi crediamo e speriamo di essere.
Oggi si ha più tempo per i genitori, che sono invecchiati e quindi rompono il cazzo di base, ma siamo buoni cristiani e un passetto lo dobbiamo fare.
Neanche oggi ci chiederemo perché alle fidanzate chiedevamo bocchini e alle mogli no, perché non immaginiamo mai i nostri vecchi fottere, perché disprezziamo la letteratura e l'editoria finché non tocca a noi pubblicare, perché disprezziamo la ricchezza finché non ci gira la ruota e qualche sfizio ce lo possiamo togliere.
Neanche oggi ci chiederemo come mai siamo comunisti e prendiamo il taxi, neanche oggi accetteremo le vere differenze e ci piacerà scaccolarci mentre scegliamo tra Proust, i baci Perugina e un coito domestico che somiglierà invariabilmente ad una breve sega.
Oggi è domenica e si potrà fingere con convinzione di essere degni del creato e di quel miracolo che tanto invochiamo e lasciamo intuire, ma del quale non ce ne siamo mai chiavati un cazzo, troppo impegnati a studiarci da soli per amarci meglio.


Luca De Pasquale, 19 ottobre 2014

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