17/09/14

Proattività vocazionale e cortesie esistenziali


Benessere è avere sempre l'acqua calda.
Benessere è andare in vacanza con quella tipica aria annoiata di chi ti fa capire di essersi accontentato della solita meta, della solita casa.
Benessere è non sapere come spendere i propri soldi; ed essere felici ed euforici nello scoprire come farlo.
Benessere è viziare i figli, l'amante, scialare per un compleanno, ostentare una generosità disinteressata ed elemosinante.
Benessere è anche fare la predica agli altri e pretendere di poter aiutare.
Benessere è anche schierarsi dalla parte dei più deboli e intanto continuare a farsi i cazzi propri. Non disdicono gli abbonamenti al cineforum, non smettono di fare viaggi, comprano il nuovo pc, ma sono dalla parte dei deboli e degli oppressi e la sicumera cresce all'unisono con la carità.
Sono attenti al prossimo, ma sono anche moralisti. Sono contro la prostituzione, la blasfemia, l'individualismo, il lassismo affettivo, il nichilismo, il pessimismo. Nulla spaventa certi individui più del pessimismo motivato.
Non vado d'accordo con gli ottimisti. Mi annoiano molto. Non vado d'accordo con quelli che infilano l'anima anche nella stitichezza e nel pianto di un bambino nel carrozzino, nei fiori a lato strada come nel cazzo del nuovo compagno, quasi sempre un cazzo ordinario e a tempo.
Non vado d'accordo con quelli che sono sempre fieri dei loro amici e dei loro parenti. Del loro credo politico e sociale. Di quello che hanno costruito e più che altro pontificato fino a quel momento.
Io dubito di tutti, per primo di me stesso. So di poter essere amorale e incoerente, inaffidabile, egoista, se mi gira così. Non stimo facilmente e mi interessa ancor meno essere lisciato con dei complimenti sterili.
A parlare sono bravi tutti. Nei fatti, si è quasi sempre una delusione.

Un amico vola ad Ibiza per una festa organizzata da Miguel Migs. Acquista molti preservativi e dice di volersi prendere una vacanza dai suoi guai. Andrà a ballare house con gli occhi chiusi, intenzionato più che altro a scopare, dando e ricevendo, lontano dai libri, dai doveri, dalle miserie domestiche, da questa città piovra puttana.
Gli dico che potrà anche scopare fino a consumarselo, ma dopo sarà dura. Le pareti di casa sono inospitali quando si torna.
A casa ho dei problemi con l'acqua calda. Ho sempre avuto problemi con l'acqua calda, da un decennio a questa parte. Forse è il simbolo di altri malesseri, ma il pregio è che quando ti lavi ti svegli definitivamente e non ti consenti stupidi sogni.
Il benessere di quelli che conosco non mi fa specie. È sempre stato così, ci sono abituato. A scuola e poi al liceo ero quello sempre al verde. La vita mi ha portato a considerare molte parti del benessere come mollezze fastidiose. Preferisco, se devo scegliere, avere coscienza di me stesso che lavarmi i genitali con l'acqua bella calda. Non si può avere entrambe le cose? Direi che è complicato.
Parlando con un'amica, anni fa, mi resi conto che è proprio una mania quella di osservare lo sguardo dell'altro dopo il sesso. Cercare conferme. Ci vuole coraggio a guardare gli occhi dell'altro dopo l'amore. Perché spesso non dicono niente. Non c'è niente. C'è solo soddisfazione che si è addormentata su se stessa. Manca la devozione. Sono solo fottute speranze personali, non amore. Gli occhi dopo il sesso rivelano il compiacimento, la comodità della prova superata, l'atto di presenza e di sforzo, la banalità del bene, il progetto che si delinea, l'interludio nel percorso di presentabilità.
Non ci capisco niente di questa roba. Continuo a pensare che il sesso sia un furto nel deposito sorvegliato della vita, sia un'inalazione di luce in un buio tormentato e zeppo di frontiere. Molti fanno sesso pensando di girare uno spot sui biscotti del mulino, sui sughi coniugali, molti perdono l'accento sui sensi dopo aver messo al mondo un figlio. È di una tristezza devastante.
Questo modo di pensare alla vita come un percorso mi ha rifiutato, sputandomi addosso, ed io non sono stato da meno: è stato un corpo a corpo senza vincitori e ora ognuno si fa i fatti suoi. Ci si ignora. Con quante persone ci si ignora? La maggioranza.

L'amico che sta pure perdendo i capelli è andato a fottere grazie alla deep soulful house di Miguel Migs. Spero che il suo cazzo sia all'altezza dei suoi propositi e spero che non gli venga quella mania dei filmini. Tornerà, si sarà fatto qualche scopata, tornerà alla sua musica di merda e alla sua paura di invecchiare, la domenica riprenderà ad andare a messa e omaggerà il vecchio padre con una colpevole cortesia affettata.
Meglio lui che altri maldestri predicatori. Lui che non legge un libro manco a pagamento, che ha votato Berlusconi per l'idiozia ignorante di un'impossibile emulazione, lui che parla tanto delle bellezze della famiglia ma gli preme più il tiro alla fune con il suo sciocco uccello timoroso.
Meglio la sua ingenua supponenza che la malafede della profondità simulata, quell'ecumenismo di burro al gusto di mestruo e lavanda, progressismo in slip bianchi e citazioni da cittadini del mondo.

“Luca, non avrei voluto, ma ho bevuto troppo vino e siamo finiti a letto. Mi sento così stupida”
Inutile confessione. Il vino sembra sempre di più un lubrificante. Non accade nulla che non si voglia. Almeno per me è così. Ma io sono astemio e anche perennemente vigile. Se sbaglio, decido di sbagliare. Decido di fare schifo, non è che mi capiti.
Ma del resto, lei è una che ha pianto per Mandela e non sapeva nemmeno bene chi cazzo fosse. Mi è dispiaciuto per Mandela, ma non ho postato niente su facebook e il giorno dopo non ci pensavo più. Che sciocco animale.
Non siamo andati d'accordo su nulla. E così ho scoperto di avere un'amica in meno. Abbiamo discusso su Saviano, sui Cinquestelle, sulla polizia violenta, persino sulle marche alimentari. Non ci siamo trovati su niente, lei la persona aperta e piena di senso della civiltà, io l'animale, il farfelu, come direbbero i francesi, il balordo che sperpera il talento con un atteggiamento chiuso e selvaggio. Stronzate. Semplicemente, non si può essere amici di chi la pensa tanto diversamente.
Il tempo è davvero poco e la solitudine attrae più di una puttana discinta, in confronto alla marea inquinata di doveri, di apparenze, di tranquillità esistenziale da smerciare in giro per darsi un tono.

Ho rotto gli argini. Da tempo. Ma ora ne sono sicuro.
Solo se me la sento. Solo se voglio. Solo se sovrapponendomi posso appartenermi ancora. Solo se mantengo la potestà dell'anima o di quella che ci piace considerare tale. Solo se è naturale e senza coercizione. Solo se non ci si sputtana per un po' di tranquillità. Solo sotto cieli veri. Scomodi, ma veri.
E pazienza se non c'è acqua calda.

LdP, 17 settembre '14

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