21/08/14

La Tisana Dei Giusti e lo zampillo di merda


Possiamo vivere come vivono gli altri e tuttavia nascondere un no più grande del mondo: è l'infinito della malinconia.
Emil Cioran

L'orizzonte della strada deformato dal calore, la solita pazza che porta da mangiare a gatti, cani, blatte, scoiattoli urbani e procioni pezzati con denti deboli, le coppiette di sfigati che cercano un posto dove infilarsi le lingue sui denti sporchi di residui di cibo e sogni mai posseduti.
Il ventottenne timido che ha sempre le mani nei capelli, dinoccolato ed ingenuo, che passate le tre del pomeriggio abbassa la tapparella perché deve farsi una pugnetta davanti al computer. Tanto non si allunga. No. E non sarai meno nervoso.
Rai Uno continua a mandare programmi tutti saccarotici, buonisti, cattoconfidenti, per famiglie. Ogni cosa ha un lieto fine e tutti si prodigano per gli altri.
Di persone dogmatiche ne ho conosciute tante. Troppe. Si fa, non si fa. Questo è bene, questo è male. Tutto sempre chiaro. Tutto sempre delineato. Col cazzo.
Il mondo secondo i colori dei dogmatici è solo una fontanella che zampilla merda. Merda che per loro ha una valenza diversa, la Tisana Dei Giusti.
Tutta la verdura che i Giusti mangiano li fa cacare e parlare troppo, di questo ne sono certo. E sono molto poco dignitosi, perché vendono le loro preghiere per un finto sorriso altrui.
Io non metterei mai parte del mio Inferno in saldo pur di ottenere qualche annessione, convincere qualche adepto.
Estate, la terra dei cocomeri andati a male. La sagra dei brutti libri. L'ossessione dell'itterizia sulla pelle, il grande sole che non sbaglierebbe mai.

D'estate si sogna ad infrarossi. Le comete mostrano la coda, ma la verità è che il corpo non ce l'hanno. D'estate si perde di vista la fiamma. I giorni sono da collezionare e non da vivere. Le radio trasmettono programmi stupidi e gli intrattenitori sono quasi sempre dei coglioni. Le liaison estive mescolano sudore, idratanti, lubrificazione naturale e menzogne. Chi resta prepara la nuova resistenza. Chi resta si industria, ma di fatto sceglie un altro mondo, un altro stile, un altro tipo di pericoli.
Non è di mio interesse dove le persone vanno ad infilare i genitali, nell'irrazionale frenesia del Grande Sole. Non invidio le frittate di maccheroni sulla spiaggia, le mangiate di pesce al lido “Salsedine Carina”, le tonnellate di foto grottesche a figli, madri scofanate, consanguinei irriconoscibili per la devastazione dello stress invernale, meduse morte, aquiloni a molla e arcobaleni buoni per le copertine di qualche libro scritto da una frigida o da un imbecille volenteroso.
Per come la vedo io, d'estate più che in altri periodi si deve scegliere da che parte stare, che atteggiamento tenere. Io d'estate chiudo il mio lido diroccato. Sempre. Riaprirò solo quando ricomincerà a fare freddo.
Meglio un norvegese silenzioso che una comitiva di rumorosi trentenni da diporto. Meglio una donna al tramonto che una lolita quartierale con il lollipop sotto le ascelle. Meglio un riff doom che le canzoncine commerciali da canticchiare guardando il culo della vicina d'ombrellone; perché il culo della propria moglie diventa sempre indigesto, dopo un certo tragitto visivo che diventa abitudine.
In un mondo che cerca di sdoganare l'ipocrisia eleggendola a serenità, non resta che scegliere in quale cono d'ombra impostare il regno sbagliato, dove costruire la dimora invernale raggiungibile solo per errore o per vocazione.
Coccole, coccoline, coccolette sui materassini: ma la verità sta nella cruda e taciturna scopata da motel a novembre, con i sensi di colpa e il bidet fatto male per il troppo freddo.
Grandi amori estivi, cocktail con ombrellino e sassetto di mare, parenti avvertiti con enfasi, obiettivi comuni, fottere senza crudeltà per lasciarsi spazio, fingere che l'attesa sia stata ricompensata e che l'altro, il comune mortale finito nelle forche caudine del terrore della solitudine, sia un dono.
Nel cono d'ombra fa ancora più freddo, quando il Grande Sole raggiunge la massa sdraiata, nel cono d'ombra ascoltare il racconto del viaggio psicologico/frigido/nevrotico tra le rovine occitane non fa alcun effetto. Nel cono d'ombra si finisce a giocare a carte con diavoli finti. Nel cono d'ombra si rinsalda il principio di resistenza e di impulso grezzo a spasso per i giorni come un mentecatto di classe.
E con la poesia, con la poesia che raggiunge il cuore di chi le parole non le sa usare, ci si pulisce il culo, anche male.

Luca De Pasquale, 21 agosto 2014

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