28/05/14

Viola fisso


Un'avventura sporca.
Un'avventura laida, di letto e nient'altro, ha un suo sapore sempre diverso da quel che precedeva e quel che seguirà.
Un'avventura sporca serve a non pensare. Certe persone dovrebbero essere guardate solo in penombra e in camera da letto. Quell'allegria fittizia, drogata, quell'equivoco di velluto e stoffa, quei profumi spinti ben oltre l'olfatto, quel limite varcato sistematicamente per tornare alle proprie tristezze.
Vedersi solo per scopare e per non parlare. Spegnere una candela insieme e lanciarla a mare come un sos già ucciso e invalidato.
Una cena cortese, adulta, a luci basse; poi sbottonare i pantaloni, azzerare la schiuma del cuore e farsi usare senza troppi schiamazzi etici.
Meglio se fuori piove; meglio se domani morirai. Meglio se non hai un padre e una madre. Meglio se non hai amato. Meglio se sei partito più volte sperando che nessuno ti aspettasse nelle stazioni, infreddolito e fiducioso di ritrovarti.
Razionalmente, è impossibile credere nell'amore. La logica è una sega circolare e nessuno può impedirti più di non distinguere le lacrime dalle gocce.
Il panno scuro sul lume. Il disco dub che hai messo in sottofondo, ambient dissezionata per distrazioni monodose. La tua erezione. La tua erezione assurda e fuorviante. Il profumo dell'altro, che è sempre nuovo e ti può piacere per poco meno di una notte. I baci, la foga, la stupidità, il cemento sulle cicatrici, il portiere in livrea per un suicidio al minimo di giri.
Scopi senza gusto, senza amore dei contorni, scopi solo perché è uno dei pochi momenti in cui puoi dimostrarti di essere l'animale che senti. Anche quando tutto è normale.
Il resto della tua vita e della tua essenza non sarà funzionale a chi divide la notte con te. Conta quello che combinerai nel letto e dentro di lei. Puoi sborrare sulle lenzuola, forse sulla sua pancia, forse in faccia se vi siete accordati prima in silenzio, forse ti sborrerai addosso, tanto si tratta di un serpente di carta che va in fiamme, un po' di luce notturna per due persone.
Spegnerai il disco dub ambient, accenderai una sigaretta e sarete entrambi lontanissimi. Tanto varrebbe pagarsi, reciprocamente.
Vedrete entrambi altri sessi. Il susseguirsi delle occasioni. Sarete un ricordo, sarete una notte, dopo che passa il tempo non ricordi mai il sapore delle lingue. Ricordi di più la conformazione di una stanza e il tuo momento storico. I sapori li dimentichi.
I veri brividi sono altro. Lo stomaco chiuso e il cuore invaso dal vento. Il bisogno di sopravvivere che diventa improvvisamente voglia di vivere. La libido che atterra e plasma il miracolo di una scultura di devozione e fedeltà. La paura di fare del male e abbandonare che si tramuta in un coerente oltraggio alla morte.
Ma ogni sogno attinge ad un serbatoio di dolore; un dolore che non conta aver fagocitato o ignorato, sta lì, è la tua eterna mancata redenzione, è la tua piccolezza irritante e meschina che implora il tutto, una fede di attimi che somigliano ad una strada, il pugnale che nascondi nei fiori, il tramonto che speravi solo per te e che si rivela coraggio per due, e non sai per quanto.

Notte. Schiuma scura su uomo fermo. In lontananza, il mare olio che nasconde i sogni, la vista della tua vecchia finestra, l'odore della tua pelle che è l'unica rivelazione dell'essere uomo e non più ragazzo. Il tuo odore, che è stato amato, rifiutato, fiutato, ripreso, mescolato, diluito, reso fantasia e ossessione e poi ancora sfondo di altre assenze. Il tuo odore di notte ti ricorda che ti appartieni, che sei presente nel tuo destino per più di una scommessa e di un gioco. Il dolore di esserci non ha un interruttore. Il dolore non è una lampada o una luce di segnalazione. Non è una nave da crociera o un vecchio amore che ben si attagli al pretesto di scomporsi e perdersi.
Questa schiuma nera, una luna che è un gioco di rifrazioni pilotate dall'autocoscienza, il mio odore di uomo solo in questa notte, scrivere per agguantare il cambiamento, sentirsi lontano dagli eccessi che ben conosco e che pure ho inseguito, quella perdizione a portata di mano che è stata mettersi in gioco quando non c'era gioco e nemmeno partecipanti in attesa.
Forse reclamo la grazia del nuovo sguardo, forse sono solo il solito impaziente che chiama la morte spesso per ritrovare la bellezza di poter guardare il mare di notte e non farsi schifo.
Forse l'errore è stato accendere il fuoco in tante notti, per allontanare gli animali; mi sono riscaldato troppo, mi sono abituato al calore e all'odore del mio corpo, ho continuato a guardare il cielo consapevole che solo le stelle sono capaci di conservare la magia duratura della distanza.

Il resto è un disperato tentativo d'amore, una preghiera che non si ammette, un destino che respira anche attraverso l'odio e i tessuti pesanti della paura.

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