20/05/14

Non in faccia, non in bocca, siamo borghesi


Oh, amore mio, quanto ti amo... tu non sai quanto ti amo... oddio mio... come sei bella... tu sei il sesso, amore mio...”, blatera Stefano all'orecchio di Eva, mentre la monta.
Eva geme piano ad ogni suo colpo, ma in realtà sente poco e niente. Perché in realta, Stefano affonda poco, e non è una questione di misure. È come se avesse paura, e poi è così sconsideratamente sentimentale quando scopa che lei non è nemmeno eccitata come dovrebbe. Non è un granché avere sopra un uomo che con il suo medio/piccolo arnese fatica a prendere possesso della tua libido, e che in aggiunta quasi ti oltraggia trattandoti come un pulcino, una matrioska di porcellana, un idolo di shampoo e docciaschiuma, una proiezione sessuale della sua vigliaccheria.
Stefano si impegna, cerca anche di basculare come ha visto fare tanti anni fa in un paio di film porno, ma non è efficace. Quello che c'è tra le cosce di Eva è troppo profondo, nero e misterioso per un uomo melenso come lui. C'è poco attrito, ma lui rischia comunque di venire precocemente, perché è un idiota imbevuto di un romanticismo da rotocalco e da film americano. Il suo piccolo culo bianco borghese stantuffa con un ritmo poco interessante, non la bacia nemmeno con la lingua, suda, le morde l'orecchio per accademia, si rifiuta categoricamente di usare il turpiloquio perché la ama. Il piccolo liofilizzato di sperma che lo declinerà in questo amore banale gorgoglia in lui, la fontanella dopo la breve e amichevole partita di pallone.
Poche gocce collose che lui sogna essere big bang di una gravidanza voluta, la cornice al quadro, il coronamento del giusto percorso, la bellezza della vita che trionfa sulla morte. Un figlio per continuarsi, un figlio per scacciare l'orrore del tempo fermo e dell'invecchiamento. Arrivare ad un figlio, senza saliva, senza passione, senza oscenità, in nome dell'amore.
Eva gli infila finalmente la lingua in bocca, lei vorrebbe essere chiavata sul serio, vorrebbe che il suo uomo la facesse sentire davvero divisa in due, la ecciterebbe pensare che il suo uomo ha vissuto l'intera giornata con il cazzo duro in attesa di metterglielo dentro, ma Stefano è davvero un pianto. Lui e il suo timido jazz, lui e il Partito Democratico, lui e l'impegno sociale, la coscienza civica e altre stronzate simili. Lui, incapace di riconoscersi per davvero nel suo cazzo, e per questo di dargli potenza, capacità di conquista e di regno, lui che il cazzo lo ha per sbaglio, come l'ultima salsiccia, la peggiore, rimasta nella vetrina della macelleria dopo la chiusura.
Lui e la sua pagina facebook, piena di foto di animali abbandonati, di babà della domenica e di calciatori brasiliani, lui che pensa di essere interessante scrivendo di Keith Jarrett su quella pagina dove quattro disperate e i suoi amici imbecilli gli fanno i complimenti per qualsiasi cosa. Lui che non ha avuto mai il coraggio di chiedere ad una sua partner, ma non ne ha avute tante, di farsi venire in bocca o in faccia. Lo desiderava, ma si vergognava. Come si vergognò tantissimo da piccolo, quando sentì sua sorella maggiore scopare in camera con il ragazzo dell'epoca. Si eccitò e si sentì come un demone, un depravato; assalito dall'orrore di essere un individuo infimo, andò nel panico e si venne nei pantaloni, accrescendo il senso di colpa. Si era eccitato per la sorella che scopava, immorale, insopportabile.

Sto venendo... amore... oddio amore mio, margheritina, eccomi...”
Stefano conclude tutto con un rubinetto educato e vergognoso sulla pancia di Eva, che comunque gli carezza i capelli e lo invita a stendersi accanto a lei.
Lei non è venuta. E lui mai e poi mai penserà di masturbarla per andare in pareggio. Lui non ci pensa. Lui pensa ad altro.
Amore mio, sei una meraviglia”, le dice ancora affannato, “non vedo l'ora di poterti venire dentro e...”
E cerca di sorridere come l'uomo giusto. Come il futuro marito e futuro padre. Cerca di essere molto umano. E di farsi amare. Ma intanto, è palese che non se lo sente davvero vivo, il suo cazzo. Non ne fa l'uso più giusto e più libero, non c'è nulla di animale in lui. Persino il suo cazzo è borghese, civilizzato, senza intemperanze e senza urgenze.

Le varie donne che Stefano mi ha presentato negli anni, neanche tante per verità, non avevano mai un'espressione realmente pacificata e tranquilla. Perché non ne ha fatta godere per davvero nemmeno una. Per lui il piacere femminile è solo una casualità. Se ci riesce, bene, altrimenti l'importante è volersi bene e “condividere bellissimi momenti”, viaggi, seratine, cenette, con il regalino ad effetto per darsi tanti bacini.

Ma questa volta si tratta della “donna giusta”, che gli darà un figlio, e magari più di uno. La porta in palmo di mano, ne parla come se non fosse presente, e invece lei è con noi e si guarda in giro un po' fuori fuoco, come spenta.
Stefano cerca di parlare di politica, fa un lungo discorso sul senso di una sinistra riformista e capace di parlare anche al centro. Non so bene di che cazzo stia parlando, ma non interloquisco. Mi parla posato, come per non offendermi, perché probabilmente mi considera un estremista di sinistra andato fuori giri. Cosa questa che non mi sento di escludere, ma che è invecchiata tanto tempo fa.
Parla dell'Europa, della modernità, del fiscal compact, degli eurobond, mentre la sua donna scrive messaggi e io penso che mi rimangono solo due sigarette e che dovrò cambiare per forza gli ultimi cinquanta euro.
Mentre parla, mi accorgo che tutto sommato gli voglio bene, perché lo reputo talmente innocuo ed idealista da non riuscire a volergliene, per tutte le cazzate che porta avanti.
Sono certo che Eva gli resisterà accanto. Perché Stefano sa essere dolce e ha un buon reddito. Perché i suoi genitori hanno accolto bene Eva e la fanno sentire in una famiglia, e perché saranno dei buoni nonni.
Eva gli resisterà accanto, perché Stefano è un brav'uomo e insegnerà ai loro figli a nuotare, a guidare, a dire buongiorno agli estranei in ascensore e per strada, e perché ha una sua tenerezza.
Pazienza se non sa scopare bene. Pazienza se non ha passione in niente, anche se lui crede di sì. Pazienza anche se non la tradirà mai, cambiando un po' il corso della monotonia.
Per chi voterai alle europee?”, mi chiede Stefano.
Europee? Quest'uomo è completamente pazzo. Ho altre cose per la testa. Più importanti. Ho quasi finito le sigarette.
Ci passa accanto una ragazza in minigonna, senza calze. Ci guarda con aria di sfida. Per trenta secondi mi sento un coyote, un lupo, sporco come il mio vizio e con il pelo non lustrato. Un animale senza pensieri e senza una morale-tesserino, un animale sodomizzato ogni giorno dall'ambiente, ma capace, vivaddio, di essere animale. Se Stefano finisse a letto con quella ragazza, la tratterebbe come tratta Eva, stupendosi delle sensazioni, con quel maledetto discettare elegiaco, sempre uguale a se stesso, affezionato a tonalità da orso Yoghi con il pigiamino azzurro, borghese e sterilizzato fino al midollo.
Lo saluto con una carezza virile, affettuosa. Vivrà molto più a lungo di me e i suoi figli gli somiglieranno. E non avranno mai da porsi troppe domande su eventuali misteri del padre. Un'altra vita, un'altra storia. Chapeau alla normalità in sedia a sdraio, nello stabilimento di famiglia.
Posso ricominciare dunque a farmi infilare senza lubrificante da tutto quello che non mi piace, e portare il mio corpo animale in giro per questa città malata, la cui parte borghese è retorica e didascalica per vocazione.

LdP, 20 maggio 2014

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