10/05/14

Memorie della vescica


Sarà un’estenuante e lentissima corsa verso l’inverno. Non sopporto queste giornate di luce eccessiva. Non mi piace il sole fino a tardi. Il sole mi piace solo quattro o cinque giorni l’anno.
Mi disturbano i weekend di sole e non mi piace andare a mare. Non farei mai il pendolare per un bagno.
Dovrebbe accadere solo molto lontano da qui. Molto lontano. Ho la fobia di tutte le cose stupide che si dicono e si vivono d’estate. È così, mi piace il cattivo tempo. La pioggia e anche il vento. Elementi che fanno rintanare in casa i napoletani, così poco avvezzi alle intemperie.
Una domenica di mezza estate in un centro commerciale: per una cosa del genere potrei anche spararmi in bocca a mezzogiorno. Una domenica di mezza estate nel primo pomeriggio, alla ricerca di un bar aperto, potrebbe bastarmi per non mettere piede fuori di casa per due anni.
Da quando avevo sette anni, se ricordo bene, odio l’estate e tutto quel che ne consegue, compresa la fissazione per le vacanze a tutti i costi. Festeggio quando arrivano le piogge di settembre e la sera sei costretto ad indossare un pullover. L’aria dell’autunno mi elettrizza e mi fa sentire bene, le notti invernali sono invece la mia dimensione ideale.
Quando ero adolescente l’estate era un lungo calvario. I miei amici partivano e anche le ragazze che mi piacevano, non li seguivo anche se mi invitavano. Mi segregavo in casa a leggere, scrivere e non rispondere al telefono. Non mi piace, ancora oggi, rispondere al telefono. La maggior parte delle volte si tratta di rotture di cazzo. E si dicono tante cazzate come riempitivi.
Sarebbe più coerente parlare chiaro: “Ho la candida, ho scopato una che non conoscevo bene e che era mezza pazza, in più non vado di corpo da quattro giorni”.
Ma anche essere onesti.
“Luca, come stai?”
“Ma perché, te ne fotte qualcosa? A me, per esempio, di come stai tu non mi frega un cazzo. Buona giornata”

A proposito di telefonate, si fa risentire Odoacre e mi parla subito del suo nuovo impianto Stallstorr. Stallstorr, un portento, sostiene. Mi chiedo cosa ascolti con il suo fenomenale impianto Stallstorr. Forse Phil Collins. O quelle cagate italiane che si definiscono alternative perché non saprebbero inserirsi in nessun altro circuito. Forse il suo fenomenologico impianto Stallstorr lo aiuterà a darsi un tono con la sciocca che crederà alle sue stronzate non filologiche sulla storia di Freddie Mercury e che si incanterà per la riproduzione molesta e strumentale di “Kind of blue”, l’unico disco che Odoacre possiede di Mal Davis, come lo chiama lui per anglizzare a frenulo.
Odoacre mi chiede che disco gli suggerisco per maggio 2014. Un disco per maggio? Non sono un sito per casalinghe e disoccupati dall’indefinita sessualità, non puoi cliccare per incuriosirti.
Però sto al gioco: Wolfgang Mitterer, rumorista elettronico, grande improvvisatore. Non lo cercherà mai e avremo parlato inutilmente. Proprio quello che serve al nostro rapporto. Incomunicabilità.

Le persone si conoscono, si mettono insieme, scopano, aggiustano i dettagli, poi nasce un figlio –se possono averne- e poi diventa tutto un percorso attento agli spigoli che possono tagliare. Il sacro vincolo della famiglia e del matrimonio, i parenti gomitolo e le farneticazioni elegiache in punta d’ulcera.
Le cene revival, gli album fotografici e la mestizia di un sesso che non brucia più, non brucia più per un cazzo. Inizi a guardare il culo delle amiche di tua moglie e fai sporche fantasie senza senso. Poi perdi i genitori e ti senti un imbecille che improvvisamente è tornato sensibile. Gli altri ti fanno credere che sei stato sempre un’anima pia e ritroverai tutto in cielo.
Al lavoro conosci la collega sensuale che è disinibita e sei convinto che tornerai a schizzare il doppio di prima, perché non si negare che la quantità di sperma fuoruscito dipenda primariamente dal grado di eccitazione. La cosa sembra funzionare, lei ci sa fare e ti fa sentire bello e cazzo duro, anche se hai messo pancia e sei ridicolo con le tue rivendicazioni vittimistiche.
Alla decima scopata tutto rientra e il diavolo ride. Vi siete usati e avete sporcato delle lenzuola. Basta. Sei stato capace di metterglielo dentro anche con le mestruazioni e ti sei fatto una sega al telefono mentre lei fingeva di ansimare. Credevi di ringiovanirti, ma sei ancora in agonia: forse di più.
Penserai alla tua collega/amante tutto il resto della vita, perché in fondo sei un insicuro, perché avevi bisogno di sapere che ci si può innamorare di te per tutta la vita e non per dieci scopate ben curate.

“Mamma, ti presento Rossana”
“Mamma, ti presento Marina”
“Mamma, ti presento Chiara”
“Mamma, ti presento Renata”
“Mamma, ti presento Francesca”
Mamma, ti presento i fantasmi. Mamma, mi piace quella fontana di Madrid che rappresenta Lucifero. Mamma, porca troia, uscito dalla tua pancia non mi sono mai ritrovato e ho fatto una marea di cazzate. Mamma in fuga, ho la vocazione all’autodistruzione, ma lo sapevamo, vero?
Mamma, se innamorarsi è troppo facile distruggersi lo è anche di più. E ci puoi mettere dentro anche una grattugiata di letteratura poco letta.
Mamma, una vita sana è davanti a me ed io lo apprezzo, ma ho anche le dita bagnate e continuo a non dimenticarmi di quella presa di corrente. Come si gestiscono le contraddizioni? Non compro manuali su internet, è da invertiti, e allora avrei bisogno di un suggerimento.

La gente pensa ai viaggi di piacere. Legittimo. Io penso agli spostamenti più corposi: abbandonare luoghi nella certezza di non tornarci mai più.
Non farei mai le vacanze in uno stesso posto, mai più di un’estate. Non comprerei mai dei souvenir in India o a Zanzibar per portarli a Napoli. Non farei troppe foto. A nulla farei troppe foto. È una forma di pazzia scattare troppe foto. Alle feste ci andavo solo se potevo fare l’amore. O rubare. I figli degli altri non sono i miei. Il prossimo non è il prossimo mio. Il prossimo me è la mia fine. La donna della porta accanto è una proiezione. L’ultimo treno, solo una mera questione di prenotazioni. Il motto del 2014 è “walk to slide”.
Non sarò mai e poi mai di centro o di destra, però credo che la sinistra italiana –televisiva, iconica e amministrativa- sia solo un sacco di merda. Non è un buon motivo per mettersi in scia a comici e agitatori.
Sono su posizioni pasoliniane, in più sensi. Pasolini era un profeta e l’hanno trucidato, qualche merda si è vergognato di lui e l’ha trattato da frocio provocatore. Pasolini aveva visto. Altro che i comici e i politologi con l’hobby della cucina, andate tranquillamente a farvi inculare, voi sì.
Fatemi il pacco, datemi la scossa, preparatemi il semolino per quando perderò i denti e la voglia di vivere, perseguitatemi con more, multe e propaggini cancerogene di burocrazia ottusa. Licenziatemi, consigliatemi lo psicologo che si insaponava vostra zia, fate competizione su dischi e centimetri di pene, ditemi che vostro figlio è Alì Babà e che se solo aveste voluto sareste ora riconosciuti come dei pionieri di qualcosa.
Quel che sia, non abbasso la testa. Ho già i capelli color cenere.
Buona estate da un docile prototipo di quarantenne più due.

LdP, 10 maggio 2014

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