22/03/14

Un percorso spirituale difettoso


L'adrenalina dei buoni affari ti lascia presto. Vendi qualcosa, sai venderlo, fai incontri, parli, convinci, a tuo modo ti confronti, sei sospinto nell'obiettivo e ti dimentichi la tua roba tradizionale, le disabitudini, le manie, i simbolismi.
Stamattina, per strada, ho notato che il sabato molte giovani donne del quartiere indossano gonne di pelle e calze nere, e che l'accortezza sembra ovviare a difetti e imperfezioni. Ho guardato a lungo un padre che teneva per mano il figlio decenne, nell'altra portava una confezione d'acqua minerale.
Mi sono appoggiato ad un semaforo guasto ed ho acceso una sigaretta, osservando in tralice tutto e tutti.
Ma senza quel piglio sociologico negativo e dissezionante che finisce nella mia scrittura come gocce di veleno mai smaltito, guardavo, come stupito, annotavo e dimenticavo.
Non ho pensato a conservare per poi scrivere, sentivo tutto così distante dalla mia vita privata, dalla notte che riconosco più del giorno, sentivo tutto lontano anche dalla scrittura. Spesso la gente arriva al mio blog per parole chiave di ricerca su google, alcune delle quali travalicano ogni possibile fantasticheria goliardica.
Donna che lecca forte sulla tangenziale”
Chiavare casalinga in zona Chiaia Napoli”
Pompino di una negra ad uno stronzo”
Suicidio filmato sesso”
Cazzo anello alla fragola”
Leggo questi deliri nelle statistiche di ricerca del blog, non lo trovo divertente né tantomeno mortificante, continuerò di certo ad usare il turpiloquio scatologico e sessuocentrico quando mi gira. Ma sono dettagli che a loro modo sottraggono percentuali di profondità alle mie intenzioni di comunicazione, che per verità sono piuttosto ambigue e strafottenti.
Oggi ho parlato con due o tre persone, ma senza convinzione e senza profondità, era come se rispondessi a delle martellate sul ginocchio, erano riflessi appannati, era un sabato mattina qualsiasi.

Molto più vero appoggiare la testa alla parete di fianco al letto, di notte, assediato dall'insonnia e dall'ostinata visione di macchie dappertutto.
Molto più vero trovare delle carte per strada, interpretarle, avere paura, mettersi in guardia, minimizzare, distanziarsi.
Molto più vero rendersi conto, nella distrazione di in giorno qualunque, che la scena è cambiata, che alcuni totem si sono sbriciolati e diverse persone mi sono morte in tasca, nel cervello, nella memoria, alla base del sesso, e cosa più grave nella scrittura.
Molto più vero spiegare all'amico ottuso e romantico che non scrivo per nessuna donna che dovrebbe poi leggere tra le righe delle mie note qualcosa per lei. Il “tu” che uso è quasi sempre una proiezione, un ricordo senza forme, una visione sfocata dell'insonnia, e le mie fantasie d'amore hanno troppo a che vedere con la fine per riguardare qualche idolo salvato dalle acque.
Non scrivo per amori nascosti, non scrivo per un'infelicità mai davvero rinfacciata a qualcuno, non scrivo per sublimare la voglia di penetrare qualcuna o colpirla, preferisco creare noia piuttosto che essere idealizzato, non scrivo per donne di altri o che sono state mie nel momento sbagliato, non scriverò mai per donne senza nome che attizzano la mia fantasia. Non credo in queste cazzate.
L'amico, che crede alle favolette in happy ending, ci rimane male che io non lavori a fondo sulla mia nostalgia per eventuali amori perduti.
Stronzo, non capisci che sento di non avere tantissimo tempo, come potrei perdermi in oceani di latte versato?
Non esistono gli amori della mente e della nostalgia. Sono prese per il culo, sono consolazioni della memoria, è incredulità che schiuma dal cappuccino all'ansiolitico.
Tutte le volte che ho pensato di essere desiderato e sospirato non è accaduto nulla di concreto. Ed io conto su questa realtà, non su fumisterie post-coitali di gente adulta e ferita.
Conosco troppe persone che hanno una squadra di riserva nel cuore, i comprimari, i riempitivi, gli amori ideali non realizzati, le scopate mai saggiate. Tutto questo ciarpame mi disorienta e poi mi fa diventare animalesco, con l'effetto di perdermi per sempre, in qualsiasi salsa sia.
Faccio uno sforzo enorme per comprendere a che punto sono arrivato e quanta strada mi resta, faccio uno sforzo concreto per evitare la retorica colabrodo del riscatto, non credo alla giustizia del destino e alle compensazioni, non credo al dolore che non si affronta ma si rimanda, non credo che la distanza sia presenza e il silenzio comunicazione.
Non ho mai capito la differenza tra le ombre e l'inferno. Non credo che mi trasformerò in un baco da seta o in una di quelle albe che amo tanto e che mi accolgono con la sigaretta in bocca, già vestito, pronto non si sa a che, travolto scioccamente da un sentimento invalidante di dignità personale che spesso si serve dell'aridità esibita per non dare spiegazioni.
Se qualcuna pensa a me prima di dormire, per me non significa nulla che risvegli quell'ipocrita segno più ad annunciare sensazioni lavorate, modificate, calibrate. Spiego all'amico, che vorrebbe fare lo scrittore e ci riuscirebbe meglio di me perché ha più fiducia negli esseri umani e nella polverina di Dio, provo a spiegare all'amico che il vento non mi gonfia il cuore e le carezze della lontananza sono solo vigliaccheria.
La notte è uno specchio, che spesso percorro a piedi e senza torce, l'alba è sì l'inizio di un nuovo giorno ma anche una questione personale, un duello senza avversario e senza secondi, un duello con quello che è già bruciato dentro e quel percorso ignoto e non rassicurante che definiamo “tempo che resta”.
Non firmo armistizi. Non faccio sorprese con bottiglie di vino e patta gonfia. Non invento santoni deformi per salvarmi il culo. Non me ne fotte di quel che mangio, di quel che calpesto, della vera indole di chi mi circonda, non sono un recuperatore, non sono una guida, un suggeritore, un telefono che garantisca l'asciuttezza educata delle lacrime più inutili.
Mi interessa la notte. In case e luoghi diversi. Mi interessa cercare la differenza tra le ombre e l'inferno. Anche l'orinale a cielo aperto di chi trova la mia scrittura cercando invece cazzi duri e puttane che succhiano in zona, anche quello non mi interessa e non mi riguarda.
E la nostalgia ipocrita, quel composto maleodorante di fango ripulito, paura della solitudine, idealità da diario di agonie mai risolte, rimorso per aver scelto altro, poesia otturata da esaurimento nervoso, quella nostalgia non mi riguarda e non riguarda quel che scrivo.
Il mio percorso spirituale è popolato di gente che muore, e qualche volta muore male, lontana dalla mia buona educazione. Il mio percorso spirituale non ha mai escluso i demoni e le streghe che cullano amabilmente il mio sonno a strattoni. Non cerco sostituzioni di madri, padri, donne perse e amici coglioni. Il mio percorso spirituale è difettoso, ed è per questo che non so se scamperò sul serio un possibile inferno.

LdP, 22 marzo 2014

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