04/03/14

Pornosincerità


Per farsi terra bruciata attorno non ci vuole molto.
Principalmente, basta non dire signorsì. E come secondo movimento, eclissarsi senza troppe spiegazioni. In questi casi si ha la certezza della terra bruciata, perché le persone sono molto pigre e perché i tanto strombazzati sentimenti hanno basi di guano e sociofilia come metodo di contrasto.
Un vecchio amico rincoglionito dalla mancanza di amore e coiti mi chiede di impostargli una specie di telefonata di conquista. Gli è finito lo sperma nel cervello, poi si pentirà e passerà a qualche religione zoppicante. È già scritto.
Gli suggerisco di buttare la telefonata sulla sincerità pornografica: o dentro o fuori. Basta con tutti questi spasmi, questi tiramolla da anima microdotata, questi test d'ammissione al cuore altrui. O dentro o fuori, altrimenti troverai di meglio in giro: tu e l'altro.
Dille chiaramente che sei eccitato. Che anche se sei in declino lei ti fa venire l'uccello duro nei pantaloni e poi ti viene pure voglia di innamorarti ed amarla.

Presenzio alla telefonata. L'amico si chiama Gon-Gon e ha già la salivazione azzerata. Gli scrivo degli appunti su un foglio di carta, che dovranno portarlo velocemente allo scopo, visto che lui e questa Delicata sono usciti insieme, andati al cinema e fatto un po' di adolescenziale lingua in bocca.
Durante la telefonata, tristissima, lui è goffo ed impacciato come sempre, ma Delicata evidentemente ha un debole per lui e così arrivano ad un punto in cui lui può giocare la carta della pornosincerità.
Infatti erompe all'improvviso, con voce gutturale: “Ho voglia di chiavarti”.
L'altra deve rispondere qualcosa, dall'altra parte.
Lui prosegue con rinnovato vigore: “Ora prendi il dito medio della mano destra, inumidiscilo in bocca e portatelo tra le cosce. Fatti strada tra i vestiti che indossi e infilatelo dentro, bagnato. Toccati, arriva al clitoride, gioca con le grandi labbra. Fallo per me, masturbati, masturbati pensando a me. Ti voglio chiavare, Delicata. Ti amo”
Gon-Gon è un po' sudato. L'altra deve rispondere pur qualcosa.
Lui arretra, è cianotico: “No, aspetta... no, io... è che ti voglio, non resisto... oddio, tu sei un pezzo di fica Delicata, un gran tocco di fregna. Ti amo”
L'altra deve star facendo qualcosa, dall'altro capo del filo.
Gon-Gon riattacca il ricevitore. È pallido come il chitarrista scemo di una cover band dei Cure.
Mi fissa.
“Beh?”, faccio io.
Ritiene e riprende la saliva, poi biascica: “Sta stronza, mi ha attaccato il telefono in faccia”
Non mi scompongo. “Forse sei stato un po' frettoloso”, dico.
“Ma l'altroieri mi ha infilato una sola in canna, questa stronza”
“Non fa tanto testo. Comunque Gon-Gon, non dovresti parlare così di una donna alla quale hai appena detto che l'ami”
“Stronza”, continua inebetito, “l'altroieri al cinema pensavo pure che finisse per farmi un bocchino”
“Sei molto sboccato e troppo agitato. Sei stato intempestivo”
“Ma a te questa roba funzionava?”, chiede, un po' alterato.
“Certo non me la giocavo in questo modo, Gon-Gon, al telefono poi. Tu hai insistito e io allora ti ho dato il via libera. Non ti ho dato consigli perché mi reputo un varratore professionista, io parlo libero perché non me ne frega più di niente. Ma tu avresti dovuto essere più cauto, non puoi trattare una ragazza come una puttana”
“Infatti io non penso che lei sia una puttana. Forse mi sto innamorando, Luca”
Che testa di cazzo. Giocare a fare il maiale, quando una persona sta iniziando ad entrarti nelle ossa. Che follia.

Dopo aver lasciato Gon-Gon, penso sempre più che sia un cretino e che sia molto esaurito. Lui ci tiene ancora, e tanto, alle schermaglie. Al dentro fuori poi dentro un pezzetto poi fuori tutto poi ci sposeremo poi non ti azzardare poi ho un ex che... e poi una scopata piena di pentimento e follia in terzine.
Ci tiene e si è buttato allo sbaraglio. Sciocco.
Torno verso casa e ripenso alla grottesca telefonata a metà tra confessione sincera e amo a forma di pene che Gon-Gon ha intrapreso senza raziocinio.
Immagino recupererà in qualche modo. Se si somigliano, si prenderanno comunque, vecchia e sperimentata saggezza popolare.
Basterà pigiare sul tasto della progettualità, tanto cara a chi pensa di aver sofferto più degli altri e diversamente, basta non essere troppo esistenziali, troppo votati alla terra bruciata e trovare un equilibrio piumato tra liquami del cuore e rigogliose ritorsioni dei genitali. Non ci vuole molto, se la solitudine fa tanta paura.
Come a Gon-Gon, che immagino -mentre infilo le chiavi e saluto il gatto- intento a spingere per sei minuti alternando i movimenti a dichiarazioni d'amore persuasive, al centro di una comoda estasi che riscatta tutto il fango ma ricatterà l'anima, prima o poi.

Luca De Pasquale, 4 marzo 2014

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