17/03/11

La corsa della lepre attraverso i campi



Le prostitute dicevano che la maggior parte degli uomini avrebbe dovuto conoscere la donna quanto i protettori.
MALCOLM X

Non sono mai piaciuto alle persone che hanno qualche capacità di decidere le tue sorti. Forse proprio per questa definizione. Non sono deferente. Ed oggi è un difetto, facilmente liquidato con l'assioma "questo qui è arrogante". E non simulo amicizia. Non simulo mai amicizia se la materia mi è sconosciuta. Non fingo amicizia con i vecchi amici. Non fingo amicizia con quelli che dovrebbero diventare i miei amici. L'amicizia sul lavoro è quasi impossibile, e se è esibita si basa su un codice ipocrita che deve passare nei posti giusti. Io non faccio squadra con persone che non inviterei mai a cena e che mai mi inviterebbero. Punto. Senza alcuna forzatura, in bene o in male. 
Penso a questa roba mentre dalla macchina del mio amico, con il finestrino alzato e sporco di pioggia, vedo alcune puttane attorno ad un fuoco. Non parlano tra di loro e hanno freddo. E' una scena triste che non ha nulla a che vedere con quel decoro etico dei benpensanti, oh poverine, oh che barbarie, eccetera. Sono puttane e le preferisco mille volte alle signorine millepalpiti che mi passano per il cervello e per la penna. Non c'è nulla di peggio di una donna che ti annoi con le sue stronzate palpitanti, fasulle e costruite negli anni, io sarei io darei io vorrei io potrei ma e sempre ma, c'è sempre un ma e un perché che in genere valgono come un addio abortito.
Il mio amico ha sempre fatto poco sesso e anche male, ed ecco che si turba al pensiero osceno, li preventiva i quaranta euro per un lavoretto che ne smussi la rabbia e lo renda di nuovo un ragazzotto con tuta sportiva e amici che lo chiamino per una pizza. Intercetto i suoi pensieri grazie al saliscendi del suo inguardabile pomo d'adamo, non parlo, non organizzo nemmeno la più semplificata delle complicità di pensiero. La puttana bionda ha lo sguardo rassegnato, ed io lo cerco. Non c'è nulla di sporco in lei, nemmeno quello che deve sopportare tra le gambe: lo sbavo disgustoso di uomini falliti, l'esotismo indicibile del professionista, il capriccio del giovane e l'agonia del vecchio. Non c'è nulla di sporco in lei, e capirai che differenza può passare tra la pazienza umiliata del suo sesso e il mio cuore, che spesso è una latrina di incongruenze, è un capriccio travisato, un insieme di parole che sembrano eleganti e invece tante volte sono orazioni funebri.
Non permetterò al mio amico di sporcarla ancora, casomai gli venisse l'idea. Che passasse la sua stupida serata a inviare messaggi d'abbordaggio a qualche prevedibile dea da quinto piano. Fumo con lo sguardo fuori, piove, è una giornata di festa e non ho voglia di recuperare contatti ormai senza senso, non mi piacciono i mensili recitati degli eventi altrui. "Sai, in questi sei mesi io....". In questi mesi, questi sei mesi, non siamo esistiti l'uno per l'altro, e siamo tanto invecchiati, non insieme. Non abbiamo nulla da dirci. Poco gentile ma onesto.
Io ci sono andato, a puttane. Qualche volta. Quando ero a pezzi e bevevo, io che sono astemio, per una delusione sentimentale. Ci sono andato e manco mi si rizzava, a momenti. Perché li non è sesso e nota diversa, lì è baratro da iniettarsi negli occhi e nel corpo, lo fai apposta e lo fai male. Quando mi è capitato di soffrire molto e darmi dello stupido, ho avuto l'inutile soddisfazione di capire quanto si è giganteschi nel dolore, che irreale capacità di respirare vita e destino tu acquisisca senza rendertene conto.
L'ultima volta, invece di tentare masochismi algebrici, mi sono buttato nella lettura di Roland Barthes, i frammenti del discorso amoroso che non smetterò mai di consigliare, anche quando si sta bene. 
Il mio amico guida ed è diventato silenzioso. Ascoltiamo una stazione radio pop davvero insostenibile, ma è meglio dei suoi racconti, stasera. Ripenso a quell'uomo, padre di due figli, che qualche mese fa si è sparato in faccia all'alba, su un binario della stazione. Penso che la morte a volte la porta troppo a lungo, la sopportazione di un uomo. Aveva perso il lavoro e stava per separarsi dalla moglie. Non ce l'ha fatta. Chissà la sua anima dove vaga, oltre che nei miei pensieri, nel mio jazz a luci spente. Chissà come cresceranno i suoi figli, se avranno la rabbia addosso, se saranno malinconici, feriti, in perenne ricerca di rumorose rivincite. Il mio cuore non risponde a messaggi maliziosi, il mio cuore stasera raschia il selciato bagnato, si prende la pazienza della puttana e i residui d'anima di quel tipo così disperato, il mio cuore è un segugio appassionato di viaggi diversi.
L'amico è preoccupato per le sue cose comode e scandite, la ragazza che gli piace, le partite del Napoli, l'abbonamento alla palestra. Non lo critico e non mi sento superiore a lui, affatto; anzi. Diverso, semmai. La penso in un altro modo. Non so quanto mi resta da vivere, nessuno di noi può saperlo davvero, e sento di dover voce a tutti i silenzi poco istruiti. Non ci riuscirò mai, mai per intero, ma io sono qui e non chiudo gli occhi, anche al buio.
La radio trasmette una orribile canzone di Sanremo, lui canticchia, fuori piove, tonnellate di amore e sentimenti sottovuoto, lunghe liste di fallimenti aspettano un revisore determinato. Eccomi. Una missione senza pubblicità. Finisco la sigaretta e arrivo.

Luca De Pasquale

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