29/11/10

Un buffone da trampolino

Piove.
Amanti sedute nell'ombra, dappertutto, a ricamare risate per le giornate di sole.
Un uomo che lotta contro il fumo e che ha a cuore il sommario macchiato dell'inutile.
Piove e demolire sogni è una cattiva abitudine che non ha nulla a che vedere con l'intelligenza.
I professionisti rinunciano spesso, gli apprendisti mai. Sono stato un vigliacco, oggi, a non raccogliere il quaderno caduto al bambino. Un vigliacco egoista.
Cosa credevo? Che potesse precipitare l'oceano nero che custodivo nello stomaco, il fiele dimostrativo, l'enorme massa di assenze che mi porto dietro?
Vergogna, vigliacco.

Esprimo gradimento per l'idea di innamorarsi, in sondaggi senza penna e senza testa. Esprimo gradimento per rallentare la morte. Esprimo gradimento per una religione che ci consenta di addormentarci sulla spiaggia di notte, senza nessuna paura. Esprimo gradimento per una promessa che non sia un totale compromesso. Esprimo gradimento per uccidere chiunque si frapponga tra me e quello che cerco.
Sono di nuovo timido con i bambini. Un volgare accenno di mal di vivere. Nelle spalle, alle tempie, ai lati della corsia di sorpasso sventata dello stomaco.
Ho paura di intenerirmi. Ho paura di essere padre di bei pensieri. Sono timido con la felicità: sono specializzato in garbata autodistruzione.

Non mi basta il libro prima di dormire. Lo scaravento per terra e accendo una sigaretta. Voglio imbruttirmi. Voglio un cappello ridicolo. Voglio labbra bianche, da svenimento. Voglio l'erba del vicino per poterla incendiare, eccetto le coccinelle e i fiori neri.

Il tempo non è reale. Lascio sedurre agli altri le belle donne che mi capitano a tiro. Non era mai successo prima. La monogamia è un'orribile costrizione.
Splendo nero in questa rinuncia, e Lady Oscar mi ride in faccia, il piccolo scrittore con le mani lunghe, il piccolo scrittore divorato dalla nascita.
Io non so se l'eutanasia può essere poesia e se la mancanza può essere una zattera. Non lo so e le ricette, quelle servono per i libri di cucina.
Innamorarsi dovrebbe essere acqua che scende e che riempie. Lo pensavo da bambino. A quaranta anni ho imparato solo a modulare sospiri e invertire silenzi.
Parlo qualche minuto con un amico, gli dico: "Le canzoni malinconiche mi fanno sentire spacciato"
Lui articola qualcosa, io cambio argomento, cambio pelle in cinque minuti, ricordo un nome e una deriva, ricordo di essere poco per la mia fantasia.
E la nostra telefonata è solo solitudine pendolare tra due cuori affini e sfiniti.

I corpi che mi piacciono richiamano i miei vizi osceni, è un orologio a corda, è una corda appesa a nuvole di passaggio.
Godo e non mi pento. Esagero e le ustioni le applico sui denti per evitare troppo cibo, bulimia.
Muoiono impiegati e io conservo la mia faccia di cazzo riflessiva. La gente muore e io pondero su come sgusciare dal pilota automatico e affidare per un po' i comandi a qualcuno di fidato.
Sfogarsi nel cibo è noioso. Tenersi occupati è un'anticamera depressiva.
Meglio toccare il fondo, scherzare, chiedere alla collega che profumo usa, essere convinti del proprio sesso in mancanza di ogni altra convinzione possibile.
Innocui scherzi di carne, coriandoli al sangue gettati su sposi /controfigure.
Papà, dovevi insegnarmi la bici, non a leggere.

Esco sotto la pioggia. Sono le 22e51, per strada non c'è nessuno. La sigaretta è zuppa dopo poco. Riaccendo e il sapore è orrendo. Due ragazze si avviano al Doria 83, il locale bene/alternativo. Sono un barbone per bene e sorrido alle due prevedibili circi da appartamento. Cimici. Non sto pensando ad una situazione threesome, sciocche. Non sono pericoloso.
Volevo solo un po' di pioggia. Solo un po'.

Vedo coppie in giro che escono solo perché prima hanno scopato. Magari forte. Magari mettendosi le dita in bocca e usando la parola "amore". Per farla colare dai muri, per sopprimere ogni negatività immaginabile.
Io quando scopo muoio un po' e divento un fuoco d'artificio usato. Posso essere solo raccolto dai bambini svegli e sono sostanzialmente innocuo, dopo, perché ho affrontato una piccola morte, perché mi sono dato per intero e non ho parole consolatorie per nessuno.
Cedo alle mie donne tutto il mio armamentario di neon. A loro il potere, a me la ricostruzione.
A loro la luce, a me tocca far uscire le ombre dalla finestra, ancora vestite, certo deluse.
Sono un irregolare e questo non ha alcun fascino.
Cittadino di un mondo che perde e si dice buongiorno nei rituali sommessi, nelle complicità taciute, nei ricordi organizzati in fila indiana per non darsi fastidio.

Un uomo solo e vecchio è seduto ad una tavola ancora imbandita, piena di molliche.
Mormora, forse il nome della compagna che ha perso. Mormora il figlio che non ha avuto.
Mormora la sua protesta inutile, gli orologi da muro, le vecchie radio, l'innata malinconia di quello che non si è realizzato.
Un uomo rovinato da tracce e presagi, da nobiltà d'animo e tenerezza, un uomo che non ho il coraggio di diventare, al solo pensarci.
Resto un buffone da trampolino, che si disturba per gli applausi e spera sempre, quasi sempre, di incrociare quegli occhi distratti che tutto possano giustificare, anche e specialmente, la vocazione alla sconfitta.
E per intanto mi ripeto.

LdP

Ringraziamenti: Patrick Dewaere, Scott Walker





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